aprile 2010


E adesso che scoppia il caos, benvenuti in Europa! Avanti tutta indietro non si torna se non  per fare i conti con la storia; per gli Italiani un brusco risveglioin Europa ci siamo anche Noi! E sembra fosse necessario il  default Greco per ricordarcelo.

Tremonti da sempre  critico sulla mancanza di politiche economiche Europee, faziosamente  invita al contributo…la Grecia “non è poi  così lontana”….

Intanto, l’Italia dei Bar sempre più amareggiata:  chi offre soluzioni federaliste come cura per qualsiasi male, chi ragiona in lire maledicendo l’euro, chi della Grecia “ma chi se ne fraga!” ; anche questi sono  Europei,  rancorosi abitanti dell’Italia scucita sempre più bisognosa di riforme e di proposte concrete.

In diverse province si è acceso in questi giorni il dibattito sulle  aperture o chiusure delle attività commerciali nelle giornate del 25 aprile e del 1° maggio; l’echeggiare  del problema in tutta la Nazione è indice del fatto che la realtà del commercio va ripensata mettendone in luce le differenti realtà, il ruolo e il servizio. I negozi aperti  svolgono innegabile ruolo sociale, se consideriamo le grandi città  o le città d’interesse  turistico l’obbligo di chiusura crea un grave disservizio ai cittadini che proprio in quel giorno di festa,  magari con la famiglia al completo, possono vivere la città senza evere l’impressione di attraversare il “deserto del Gobi”. Diversa è la questione se parliamo, per esempio, di realtà commerciali finalizzate esclusivamente allo shopping magari in strutture lontane dai centri abitati la cui gestione è spesso in mano a dipendenti , in questo casi l’obbligo di chiusura sarebbe sensato.Chiaramente non possiamo pretendere l’apertura perenne dei dettaglianti ma le abitudini delle famiglie italiane sono notevolmente cambiate in questi ultimi anni, sarà quindi cosa buona partire da queste semplici considerazioni per strutturare delle leggi utili al ricordo e al commercio.

C’è un volontariato buono e uno cattivo?
C’è un volontariato di destra e uno di sinistra?
Il volontariato è solo di sinistra? In Emilia Romagna  il volontariato è di sinistra o per lo meno è percepito come tale.
La destra malvagia ed egoista contro la sinistra buona? Sarà vero?
Ho grande stima di chi fa volontariato di chi si spende con gratuità per il bene comune,
perchè sono fermamente convinto dei buoni propositi della maggior parte delle singole persone;
quando però Tremonti   tratta di volontariato in uno dei suoi testi , (tanto amato  da Nichi Vendola) qualche perplessità mi nasce e si perché, se si crede di sopperire con il volontariato ai tagli del governo mi spiace ma non posso essere d’accordo. Non posso pensare ad un paese armato di volontari e volontariato nel tentativo di tappare gravi mancanze istituzionali, non posso pensare che la gratuità sia sempre un bene, lo è quando non si sostituisce a potenziali posti di lavoro, lo è quando il suo benefico obbiettivo non mette in difficoltà l’imprenditoria. A fronte quindi del buon cuore del popolo Italiano e del particolare momento economico,  non sarà opportuno aprire un tavolo di discussione per tracciare un profilo del volontariato “sano”contro l’abuso del volontariato?

« Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. » Piero Calamandrei[1])

Ho avuto la fortuna di conoscere la guerra dalla bocca di persone semplici che hanno saputo trasformare in fiaba i giorni, i mesi, gli anni peggiori della loro vita; tra le montagne nei boschi, gli stracci alle finestre perchè l’aereo “pippo” non vedesse la luce , la porta che tuonava di giorno come di notte: partigiani, tedeschi, fascisti tutti  in cerca di cibo, cure, oppositori.

Le verità sono sulla bocca dei vincitori nella storia che a tratti ”dimentica“ di raccontare ma quello che so ha la forza, il credo di ciò che viene tramandato: c’erano i buoni e i cattivi da entrambe le parti , c’era sofferenza, miseria……c’era la guerra.

Oggi guardo al mio Paese con preoccupazione, una Nazione che si astiene dalla libertà del voto, un economia disastrata da una crisi globale ma innegabilmente accentuata dalla paralisi dei Governi.

Oggi guardo con timore l’assenza di una opposizione, noto il triste spettacolo di certi politici  spaesati che non sanno più su che poltrona sedersi.

Vedo un Italia meno democratica, meno unita troppo impegnata a inseguire il potere confondendolo con il bene comune.

Trovo l’ impresa bisognosa di urgenti leggi che ne tutelino la competitività,  si dovrebbe avere il coraggio della collaborazione tra i partiti per riformare.

Vorrei il   25 aprile 2010 tricolore ,non solo verde, della famiglia non solo come istituzione degli obblighi e dei doveri ma come valore da difendere, “laboratorio” per sviluppare valide proposte riformatrici , che incontri le esigenze delle donne, delle madri nell’impresa e per l’impresa;il giorno della  liberazione come responsabile presa di coscenza dell’Italia da ricucire

 
 
 

di Gaspare Compagno

Il 17 Aprile ci sarà l’assemblea per rinnovare gli amministratori della Banca Popolare di Emilia Romagna (BPER) e non è un mistero per nessuno che questa data promette di diventare una giornata campale in cui schieramenti opposti si affronteranno per contendersi il controllo della banca.

Possiamo, in maniera molto sommaria, ridurre a due gli schieramenti: gli amministratori attuali da un lato e i candidati provenienti da “BPERFUTURA”, espressione della associazione azionisti per lo sviluppo della banca popolare dell’Emilia Romagna.

Francamente a noi non interessa quale dei due schieramenti possa risultare “vincitore” e non per menefreghismo, ma perchè a noi non interessano le singole persone, ma i programmi di cui si fanno promotori e sopratutto che questa banca, patrimonio di noi tutti, sia un volano per lo sviluppo della nostra realtà economica.

Sicuramente la crisi mondiale ha colpito duramente la nostra banca: il calo degli utili e la conseguente diminuzione dei dividendi ne sono la prova più evidente; gli investimenti compiuti negli anni precedenti, come ad esempio l’acquisizione di Meliorbanca, hanno pagato dazio per la crisi e non hanno dato il ritorno sperato e anzi hanno peggiorato la situazione del bilancio della banca. E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, la situazione dei crediti deteriorati, ovvero dei crediti di difficile esigibilità, che sono arrivati a superare il 10% dei crediti totali e questo comporta due cose: 1) che il giudizio delle agenzie di valutazioni Standard & Poor’s e Fitch sulla banca è notevolmente peggiorato; 2) un problema con le norme bancarie.

Analizziamo questo secondo punto: una banca è tenuta a mantenere un certo equilibrio nei conti, per conservare la propria “stabilità patrimoniale”. Quindi se alcune voci di bilancio peggiorano, altre devono migliorare per compensare, e questo non è una scelta a discrezione della banca, perchè gli istituti finanziari devono, per ordine di Banca d’Italia, attenersi ai principi di Basilea II che sono estremamente rigorosi. Questo come si traduce concretamente? Intanto un aumento dei costi per la clientela, la qual cosa non solo danneggia i clienti e le famiglie, ma a lungo andare la stessa banca, perchè logicamente i clienti si sposteranno verso istituti di credito che applicano condizioni più vantaggiose. Quindi la criticità del bilancio, nel lungo periodo, potrebbe aumentare.

Ma il problema è ancora più grave: dovendo migliorare rapidamente il proprio bilancio, la banca deve stringere anche sul credito erogato a famiglie e imprese che si vedono così “strozzate”, ed ecco che soffre tutto il tessuto economico locale.

Partendo da questo dato di fatto, e non conoscendo i piani di rilancio dei vari schieramenti, noi possiamo solo avanzare dei suggerimenti affinchè la banca torni alla sua vocazione originaria, quella di motore di sviluppo.

Il primo suggerimento che diamo è quello di limitare i compensi degli amministratori per i prossimi tre anni. Non ci aspettiamo che questo migliori enormemente il bilancio, ma sarebbe un gesto di buona volontà che la clientela apprezzerebbe. Il secondo è ovviamente di predisporre una exit strategy per i crediti difficili e migliorare la valutazione delle richieste di credito.

Non siamo contrari, come invece lo è la BPERFUTURA, alla politica delle Stock Option: dare azioni ai propri amministratori significa anzi fidelizzarli e coinvolgerli maggiormente nelle scelte della banca. Chiaro che il rischio è quello che gli amminsitratori privilegino scelte di breve periodo giusto per sostenenere il prezzo delle azioni, ma questo si può facilmente ovviare prevedendo che le Stock Option vengano date ad un prezzo leggermente più alto di quello attuale e che vengano date a nel 2013, ottenendo quindi che gli amministratori non abbiano un orizzonte temporale breve, ma di medio periodo.

Infine gli ultimi due suggerimenti che ci permettiamo di dare sono: evitare che gli amministratori possano concedersi fidi e crediti tramite la BPER, perchè giustamente questo può essere visto come una eccessiva liberalità e come un rischio per la corretta gestione della banca; e per ultimo invitiamo i soci, per quest’anno, a destinare interamente l’utile a riserva.

Sappiamo che questa decisione è impopolare per gli azionisti, ma permetterà di migliorare il bilancio della banca, aumentando le riserve di bilancio e permettendo alla banca di potere migliorare le condizioni praticate ai clienti e di avere maggiori disponibilità finanziarie per i crediti verso le aziende. Questa decisione, sicuramente nel lungo periodo ripagherà ampiamente, perchè permetterà alla banca di migliorare la propria immagine verso i clienti, fidelizzarli e svilupparsi sul territorio, portando l’istituto ad un percorso di crescita solido e duraturo.

Riceviamo e pubblichiamo di Germano Milite                     Le scrivo mosso da un misto di rabbia e sconforto. Le scrivo mosso non da un desiderio idealista-utopista di purificazione morale del mondo ma, al contrario, dalla necessità di cambiamento divenuta irrinunciabile per la stessa sopravvivenza delle istituzioni politiche e lo scongiuro di una guerra civile. Magari le mie parole le risulteranno esageratamente catastrofiste e “rivoluzionarie” ma, come le dicevo, sono giunto alla conclusione che i partiti si siano giocati le loro ultime carte con questa pietosa, ipocrita e confusa campagna elettorale. Ho vissuto ed incamerato lo scoramento totale della gente, la deprimente tendenza a considerare marcio o truffaldino qualsiasi tipo di progetto nuovo che sia ricollegato alla politica “tradizionale”…ho toccato con mano il disfattismo cialtrone e qualunquista delle persone rassegnate al meno peggio ed abituate al binomio inscindibile “politico=ladro”. Ho visto riciclati e trombati passare dal Pd al Pdl facendo tappa nell’Udc e poi nell’Idv…ho visto giovani già vecchi nel loro modo di pensare e di agire. Ho visto il mio futuro grigio come il cemento armato delle carceri. Ma ho visto anche il bicchiere mezzo pieno riempito dall’entusiasmo di tantissimi ragazzi che hanno forza, idee e capacità non per rendere perfetto questo sgangherato paese ma per rimediare a molte delle sue inconcepibili e non necessarie brutture.

Quasi cominciavo a sperare che qualcosa, qualcosa di piccolo ma importante, potesse finalmente cambiare. E invece? E invece vedo l’Italia imbrigliata dalla Lega e, cosa ancora più orribile, l’Udc che potrebbe riallacciarsi alla maggioranza. Sarebbe la più grande delusione della mia vita vederla stringere nuovamente la mano a razzisti, xenofobi, cristiani-celtici e cattolici-adulteri. Sarebbe la fine di tutto e l’annegamento della piccola luce che stava per accendersi. Non abbiamo bisogno di leader buoni o cattivi; di messia o nuovi santi-martiri caro Presidente. Abbiamo bisogno, “semplicemente”, di uomini coraggiosi…che siano pronti a rinunciare al poco che hanno per ottenere molto di più non solo per loro stessi ma anche per chi si fida di loro e li segue. Non pretendo un mondo dove, tutti in circolo e tenendoci per mano, cantiamo Kumbaya. Non immagino un mondo dove non esistono ricchi e poveri, ingiustizie e disparità…non mi concedo utopie sognanti che parlano di governi guidati da superuomini dall’inflessibile moralità e dalla perfetta etica. Governare questo paese frignone e spesso ignavo è compito arduo e deve essere fatto alternando un sensato relativismo ad una giusta fermezza.

In ogni caso non le scrivo assolutamente per indicarle come governare; non ne ho le capacità, l’esperienza e le conoscenze. Le scrivo solo questa sorta di “supplica-esasperata” riguardo ad un provvedimento che reputo non solo moralmente giusto ma SOCIALMENTE NECESSARIO. VIA I MEDIOCRI E I LESTOFANTI DALL’UDC…via coloro che portano voti ma che derubano il futuro alle attuali generazioni. VIA I COMPROMESSI con i corrotti e via il concetto di “potere a tutti i costi”. Come dicevo questa forma di rinnovamento forte è coraggioso non deve essere spinta da un elevato senso di giustizia ma DALLA NECESSITA’ DI SOPRAVVIVERE E DI EVITARE IL TRACOLLO DI QUESTO PAESE (E DELLA MIA REGIONE IN PARTICOLARE; LA CAMPANIA).

Eliminare la feccia dal partito vorrebbe dire giocarsi tutto quel 6% di elettorato ma significherebbe, al contempo, non offrire “alibi” a chi oggi guarda con diffidenza all’Unione di Centro. Non so: forse qualcuno penserà che sto delirando e forse è effettivamente così ma, mi creda, avere 23 anni e sapere che, per fare quello che voglio fare (il giornalista) dovrò prima o poi rinunciare alla mia dignità e vendermi a qualcuno, è incredibilmente frustrante…quello che noto è un incredibile ed insostenibile spreco di risorse positive e di giovani dalla mente libera e creativa. Premiare i meritevoli, mi creda, non può che produrre risultati straordinari PER TUTTI. Affidarsi ai migliori, alla lunga, PREMIA.

Ho scritto troppo, lo so e me ne scuso…probabilmente queste mie righe nemmeno le leggerà mai ma, mi creda, se l’Udc riuscisse a portare avanti in maniera credibile, profonda e concreta il rinnovamento che sbandiera da anni (insieme a tutti gli altri partiti) io sarei il primo a prenderne parte; a giocarmi tutto ciò che ho e che sono per far vincere il progetto. E con me che non sono nessuno, le assicuro, ci sarebbero tantissimi pronti a fare lo stesso; a partire dal gruppo giovanile di Caserta. Lei una volta disse:”Vorrei dei giovani che rompessero le scatole nel partito”. Bene…c’è un esercito di giovani pronti a fracassarle. Che facciamo? Passiamo dalle parole ai fatti?

GRAZIE PER L’ATTENZIONE. Cordiali Saluti.

Germano Milite

“PER IDENTIFICARE I VALORI SERVE UN’ANIMA, PER DIFENDERE I VALORI SERVE UN POTERE POLITICO,PER ESERCITARE IL POTERE POLITICO SERVE UN PROGRAMMA,PER SCRIVERE UN PROGRAMMA SERVE UNA VISIONE D’INSIEME. PER COMINCIARE SERVE UNA VISIONE DELLA VITA CHE NON SIA MATERIALE MA SPIRITUALE” Giulio Tremonti (La paura e la speranza Mondadori)

Cresce il consenso Leghista nell’Emilia Romagna dell’intramontabile o meglio ineleggibile Vasco Errani; nella regione  del Cicciolo d’oro “dove se hai la tessera del colore giusto puoi fare qualsiasi cosa”, come ha dichiarato Donatella Prampolini Manzini presidente prvinciale confcommercio, il successo del carroccio non è solo da imputare alla capillare presenza delle camicie verdi sul territorio, la responsabilità è di questo governo che ha creato le condizioni ideali per la deriva leghista. Quale futuro attende quindi la Nostra regione? Come farà l’ineleggibile Errani ad attuare politiche efficaci, vista la crisi che attraversa il partito democratico? E il PDL  in ostaggio come potrà moderare gli estremismi verdi!?

Non sarà, che dalla “magica tessera rossa” passeremo al “fasulet verde”?!

….d’altronde chi vince ha sempre ragione…

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