In diverse province si è acceso in questi giorni il dibattito sulle  aperture o chiusure delle attività commerciali nelle giornate del 25 aprile e del 1° maggio; l’echeggiare  del problema in tutta la Nazione è indice del fatto che la realtà del commercio va ripensata mettendone in luce le differenti realtà, il ruolo e il servizio. I negozi aperti  svolgono innegabile ruolo sociale, se consideriamo le grandi città  o le città d’interesse  turistico l’obbligo di chiusura crea un grave disservizio ai cittadini che proprio in quel giorno di festa,  magari con la famiglia al completo, possono vivere la città senza evere l’impressione di attraversare il “deserto del Gobi”. Diversa è la questione se parliamo, per esempio, di realtà commerciali finalizzate esclusivamente allo shopping magari in strutture lontane dai centri abitati la cui gestione è spesso in mano a dipendenti , in questo casi l’obbligo di chiusura sarebbe sensato.Chiaramente non possiamo pretendere l’apertura perenne dei dettaglianti ma le abitudini delle famiglie italiane sono notevolmente cambiate in questi ultimi anni, sarà quindi cosa buona partire da queste semplici considerazioni per strutturare delle leggi utili al ricordo e al commercio.

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