Discutere, infervorarsi sui problemi di politica interna, è cosa buona e giusta.

Tuttavia, in un mondo globalizzato nel libero mercato e nel costume sociale (vedi avvento di internet), trascurare la prateria che si apre oltre la siepe del nostro orticello chiamato Italia, è un grave errore di cui le generazioni future pagheranno il prezzo più alto. Nel sentir comune dei politici italiani, “Europa”, evoca “buen ritiro da non frequentare troppo” (vedi scarsa presenza dei nostri parlamentari al Parlamento europeo).

Il sogno di un Europa unita, è come quei bei sogni interrotti da qualcuno che ci sveglia: un sogno inespresso, incompleto. Visto il percorso storico disomogeneo dei paesi membri, l’Europa che conosciamo oggi, appare come un treno con locomotive degne di un convoglio ad alta velocità (vedi Germania e Francia), a cui sono attaccati vagoni non proprio all’avanguardia sociale ed economica (vedi paesi dell’ex blocco Sovietico).

Questa disomogeneità, si sconta nella reciproca diffidenza che nella famoso e maldigerita pillola del patto di stabilità, trova la sua massima espressione. L’affascinante idea di una moneta unica, concretizzatasi con l’introduzione dell’euro, fa a pugni con la realtà di una politica economica non unitaria. Se ogni paese, sostanzialmente decide per se, in un sistema di moneta unica, il cortocircuito è inevitabile: è inaccettabile che ogni paese ha una politica pensionistica di produzione propria, pagata però con la moneta unica.

Oltre il modello “evasione fiscale da Olimpo”, il modello pensionistico della Grecia, in barba alla “pillola” del patto di stabilità, fa giurisprudenza. Chi vuol capire capisca. L’ha capito bene la Cancelliera Tedesca Angela Merkel: non si può continuare con una moneta unica uguale per tutti, occorrono due monete, pena azzoppamento delle “locomotive” a causa della scelleratezza dei “vagoni”, di questo convoglio chiamato Unione Europea.

No, io non sono un Euroscettico, è questa Europa che non mi convince. Un continente “unito”, non può permettersi di generare antagonismi tra i suoi cittadini (vedi lavoratori Polacchi vs lavoratori di Pomigliano. Il nomadismo e il rientro dei processi delocalizzativi, all’interno di un continento che si autoproclama “unito”, è inaccetabile, perchè crea più danni di una delocalizzazione intercontinentale.

Un continente “unito” non può farsi i dispettucci sulle lingue da adottare in materia di brevetti. Per un continente che si autodefinisce “unito”, in fatto di politica estera, è inaccettabile il “pluricanto”: Se Barack Obama, Medvedev o Hu Jintao, alzano la cornetta, non possono e non dovrebbero sentir cantare più voci.

Per un treno che si autodefinisce unito, è inaccetabile che l’ultimo vagone geografico, debba fronteggiare da solo, il dramma Geopolitico dei flussi migratori.  A tal riguardo auspico che i big della politica nostrani, trovino il tempo e il coraggio di battere i pugni ed alzare la voce.  Un auspicio illusorio, perchè lo so, in Italia non vedo Statisti.  Vedo invece tanti “nani politici” che vista la loro bassissima statura non sono in grado di interagire con chi sta oltre la siepe. Uniti si, ma poi ognuno nelle finanziarie lacrime e sangue… spende e spande in armamenti inutili, no, questo è inaccettabile.

Concludo: Dobbiamo decidere cosa vogliamo, perchè nonostante ci sia una bella bandiera blu con le stelline e un bellissimo Inno alla Gloria, “il grigio, l’ibrido” genera mostri. Mentre in Italia discutiamo.. sulla porcilaia che sorge dentro il nostro orticello (vedi legge bavaglio, vedi finanziaria, vedi Fini, Vedi Berlusconi, vedi opposizione, vedi macari staminkia), li a due passi, appena oltre la siepe, all’orizzonte del futuro, c’è un mostro: lo vogliamo disinnescare?

A.A.A Cercasi Statisti che latitano in tutti gli stati UE.

Astenersi nani politici provinciali ed individualistici che abbondano in tutti gli Stati UE.

La storia ci condannerà.

J. Sardo

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