Lavoro


Nel discorso del Presidente Casini a Chianciano la risposta ai nostri interrogativi:

1) Quali sono le ambizioni  del Partito della Nazione ?

P.F.C.:Un Partito di centro un partito moderato, deve avere l’ambizione di Governare il Paese, non si è fatto nessun tipo di voto di castità, noi vogliamo Governare il Paese, ma noi vogliamo Governare il Paese cambiando il Paese, perchè se per Governare il Paese dobbiamo accettare la politica di chi, poichè  sconfitto in tutte le sue varie proposizioni politiche, dice siamo disposti ad aggiungere un posto a tavola..no amici!, Aggiungere un posto a tavola non interessa a questo popolo di Democratici Cristiani e di Centro; non interessa a noi sacrificare per la nostra vanità un percors che ha dimostarto che siamo l’unica forza politica  credibile nell’aver avuto ragione, non c’è supponenza, non c’è senso di superiorità noi abbiamo proposto un Governo di Responsabilità ma non siamo ai “saldi di fine stagione”!Il Governo di Responsabilità è: le dimissioni del Governo Berlusconi, il riconoscimento che questa maggioranza non è autosufficiente e il giorno dopo si apre una stagione politica Nuova!! La Nostra forza è quella di andare avanti portandoci dietro la nostra storia, un grande disegno politico deve essere conservare le radici le testimonianze la storia innestare su questa storia il futuro, la difesa dell’identità cristiana è la nostra storia sono le nostre radici è la nostra tradizione civiltà la dimensione femminile è frutto anche di un sedimento di una cultura cristiana”

2) Sicurezza, integrazione,mezzogiorno a livello Nazionale siamo sempre stati  all’opposizione ed ora?

P.F.C:Bossi ci ha insultato tutta estate, noi capiamo che Bossi rappresenta una cosa che c’è in Italia e quando si parla di rapporto tra nord e sud bisogna partire da quello che oggi drammaticamente stà succedendo in questo Paese,noi temiamo che questo Paese si stia disgregando, al nord si ha la sensazione sempre più diffusa e non limitata agli elettori della  Lega, che il sud sia solo un problema,dove allinea il   malaffare e la corruzione e dove tutti i soldi ad esso indirizzato sono soldi sprecati, la nova questione meridionale va affrontata  facendosi carico  che  il mezzogiorno va aiutato che ci sono livelli di criminalità in certe regioni che sono incompatibili con uno sviluppo! Bossi non sbaglia la diagnosi, sbaglia la terapia!Quando dinuncia il disagio del Nord dice una cosa reale ma il risultato è la politica sbagliata che fa la Lega: è la politica che va in campagna elettorale a dire aboliamo le province e il giorno dopo si difende i privilegi e a tutto pensa tranne che ad abolire  le province!! E’ la politica di chi per garantire la rendita di posizione di qualche truffatore privilegia i disonesti per le quote latte a scapito degli allevatori onesti!!Che ripettano le regole! E’ la politica di chi biasimando noi Democristiani per la nostra storia dalla mattina alla sera arraffa nelle banche per cercare di evere rendita di posizione! Il problema vero è che queste tesi della Lega non hanno un contrasto politico efficace!…..La Nostra più grande vanità e concorrere a cambiare la politica di questo Paese e sappiamo  che sederci oggi alla corte politica di Berlusconi senza una autocritica seria sul tipo di politica che si è costruita non farebe cambiare assolutamente nulla, sarebbe solo la sodisfazione di qualche piccolo nostro interesse  noi abbiamo la vocazione al Governo ma alle nostre condizioni. Noi vogliamo coltivare l’amore per la legalità io chiedo al ministro Maroni un piano straordinario contro la criminalità in Calabria dobbiamo reagire con forza la lotta per la pulizia di un Paese è anche Nostra non solo della sinistra o di Saviano.”

3)La crisi economica ha colpito duramente anche la Nostra Nazione per certi versi forse più di altre quali le responsabilità della politica oggi?

P.F.C.:Oggi abbiamo una politica che invece di ridurre il populismo lo crea e lo moltiplica, perchè solo con il populismo si alimenta una finta politica….amici, una vera politica fatta di scelte impopolari per il futuro del Paese bandisce il populismo . Siamo il partito che ha inventato il legittimo impedimento contribuendo ad un clima di maggiore serenutà politica, noi stiamo al centro perchè crediamo nel nostro ruolo di terzo polo. C’è una finta linea demarcatoria nella politica Italiana, e questo terzo polo di responsabilità nasce per riunificare quello che la politica ha artificialmente diviso.Il percorso della vita del nostro Paese va in tutt’altra direzione ripetto a quello che dice Berlusconi, la gente al mattino si sveglia e le aziende non riprendono e molti lavoratori vengono licenziati e una fascia del 30% di giovani non trova occupazione e noi abbiamo ancora il ministro dello sviluppo economico che non viene nominato perchè c’è assoluta indifferenza c’è troppa disattenzione verso gli accadimenti reali del Paese, abbiamo una fascia dele famiglie del ceto medio che scivolano nella soglia di povertà. Noi abbiamo messo la questione demografica al centro in maniera semplice più figli meno tasse perchè oggi c’è l’mpossibilità materiale per chi non ha soldi di fare dei figli.Noi dobbiamo aiutare Berlusconi a non essere prigioniero della Lega ma è Lui che si deve dare una mossa perchè questo Paese va a rotoli . Noi riteniamo che andare oggi alle elezioni anticipate sia una fuga dalle responsabilità,ma siamo pronti oggi più che mai ad affrontarle “

Quello del Presidente Casini è stato sicuramente un intervento efficace anche se a tratti eccessivamente incentrato sul teatrino della politica mentre ci sono questioni come l’integrazione, l’economia che avrebbero avuto bisogno di maggiore spazio e approfondimento. Chianciano è stato comunque un laboratorio dove non sono mancati i preziosi contributi di tanti esponenti del partito e non; il segnale che c’è un Italia Democristiana di Centro che forte della sua storia e delle diversità del Paese desidera e va verso il cambiamento per la Nazione del futuro.

All’interno del 1° Laboratorio delle Idee a Chianciano, l’EstremoCentroCamp , una preziosa occasione di confronto tra generazioni, tra la politica e i giovani con la volontà di costruire un ponte verso il futuro.

Una possibilià per postare qui alcune domande per il Presidente Casini, in seguito, se ci saranno, ne  pubblicheremo anche le risposte:

1) Quali sono le ambizioni  del Partito della Nazione ?

2)Sicurezza, integrazione,mezzogiorno a livello Nazionale siamo sempre stati  all’opposizione ed ora?

3)La crisi economica ha colpito duramente anche la nostra Nazione per certi versi forse più di altre quali le responsabilità della politica oggi?

Grazie

L’estate dei gossip politici e dei “veleni pidiellini” sembra volgere al termine e non senza fuochi d’artificio e ancora una volta il Premier Berlusconi regista e attore di una crisi Istituzionale, un film gia visto, allora il “cattivo” era Bossi, oggi Fini, di fatto quello che si proponeva come il grande popolo della libertà, la grande maggioranza stabile e riformatrice si è dimostrata al contrario un ” lifting riuscito male” del primo Governo Berlusconi.

Come allora le sorti del PDL sono ora  nelle mani del Senatur che dopo aver cercato il voto immediato ora chiede l’intervento del Capo dello Stato per l’ultima “spinta all’amico Gianfanco”, sarà contento L’On.Silvio se potrà dire che a spingerlo è stato un comunista.

Berlusconi è alla fine? Nessuno può  dirlo con certezza, “il felino” di vite ne ha sette, sarà per qusto che Di Pietro sembra voglia B.Bigazzi arruolato nell’IDV?

Humour a parte quello che è stato più colpito in questi giorni è il Berlusconismo quello che si è voluto colpire è un modo di fare politica, di comunicare, di gestire un partito, “eccessivamente personale” nei modi e negli interessi inadeguato ad una Repubblica Democratica.

Ora però serve responsabilità, serve una riforma economica, bisogna Governare questo Paese da bambini o no! L’autunno che ci si prospetta non sarà certamente uno dei più facili e il popolo Italiano avrebbe bisogno di avere alle spalle un Governo stabile con una chiara prgettualità per il futuro economico Nazionale.

Pendolari su piede di guerra

Pendolari in agitazione dopo l’annuncio del taglio di 200 milioni di euro per il trasporto pubblico locale; mentre domani è stato indetto uno sciopero per il settore in merito al rinnovo del contratto.

Comitato regionale degli utenti ferroviari sul piede di guerra dopo il taglio previsto dal Governo al Trasporto Pubblico Locale che per l’Emilia Romagna ammonterebbe a meno 200milioni di euro. Secondo i pendolari “verrebbero a mancare le risorse per mantenere gli attuali livelli del servizio” che, tra i ritardi cronici e il mancato acquisto di mille treni pendolari bocciato in Parlamento, presentava già grosse carenze. “La minaccia è quella di un’ulteriore regressione delle prestazioni” afferma il Crufer che rivendica il diritto alla mobilità per i cittadini e chiede alla Regione Emilia Romagna un forte intervento. Il consigliere regionale del Pd Thomas Casadei si schiera a favore dei viaggiatori definendo “iniquo ed intollerabile” l’aumento dei pedaggi autostradali. Casadei aggiunge che i tagli ai trasporti locali si tradurranno nell’eliminazione di un terzo dei treni. Intanto è stato indetto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, Faisa e Ugl, uno sciopero nazionale di 24 ore per il settore trasporti, in merito alla vertenza per il rinnovo del contratto nazionale. Treni a singhiozzo, quindi, dalle 21 di domani sera, giovedì 8 luglio, fino alle 21 di venerdì 9, garantiti i servizi essenziali, mentre gli autobus saranno fermi dalla mezzanotte e fino alle 6 di venerdì mattina, poi di nuovo dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 20 a fine servizio. Per informazioni sulla circolazione ferroviaria chiamare il numero 89 20 21, per il servizio locale 800 111 101.

di Cristina Provenzano

Da: www.viaemilianet.it

ECO – Istat: spesa media mensile famiglie in 2009 -1,7%, Sicilia ultima
 
Istat: spesa media mensile famiglie in 2009 -1,7%, Sicilia ultima

Roma, 5 lug (Il Velino) – La spesa media mensile per famiglia nel 2009 è pari, in valori correnti, a 2.442 euro, con una variazione rispetto all’anno precedente del -1,7%. Considerando poi che tale variazione incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2009, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è pari, in media, allo 0,8%, con differenze non trascurabili tra i diversi capitoli di spesa), sia la diminuzione del valore del fitto figurativo (-1,1%), la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali appare alquanto significativa. E’ quanto comunica l’Istat nella sua rilevazione dei consumi delle famiglie nel 2009. Il valore mediano della spesa mensile per famiglia, cioè quello al di sotto del quale si colloca la spesa della metà delle famiglie residenti, è pari a 2.020 euro (-2,9% rispetto al 2008 in termini nominali), accentuando la flessione osservata in termini di valore medio. La contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. Diminuisce del 3% rispetto al 2008 la spesa media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese); la diminuzione segue l’incremento osservato nel 2008, essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che aveva caratterizzato questi beni. La percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente è pari al 35,6%: tra queste, il 63% dichiara di aver diminuito solo la quantità, mentre il 15% di aver diminuito, oltre alla quantità, anche la qualità.


Rispetto al 2008, diminuisce la spesa media mensile per pane e cereali, per oli e grassi, per patate frutta e ortaggi, per zucchero, caffè e altro; in diminuzione risulta anche la spesa per bevande. La contrazione osservata a livello nazionale è essenzialmente dovuta alla diminuzione registrata nel Mezzogiorno, dove dai 482 euro del 2008 si scende ai 463 del 2009. In particolare, in questa ripartizione, diminuisce la spesa per bevande, pane e cereali, zucchero, caffè e altro, patate, frutta e ortaggi, anche a seguito della diminuzione della percentuale di famiglie che effettua l’acquisto. La diminuzione della spesa per oli e grassi, beni questi che mostrano una riduzione dei prezzi, è invece dovuta a quella osservata tra le famiglie residenti nel Nord. La spesa non alimentare risulta stabile a livello nazionale e pari a 1.981 euro mensili. Diminuisce la spesa per servizi sanitari, tabacchi, comunicazioni, mentre risulta in aumento la spesa per combustibili ed energia, che si associa a un periodo invernale particolarmente lungo e rigido. È il Nord che determina la diminuzione della spesa per servizi sanitari, mentre quella per le comunicazioni si osserva sia nel Nord sia nel Mezzogiorno, anche a seguito della diminuzione dei prezzi relativi ad apparecchiature e materiale telefonico. Continua, infine, la diminuzione della spesa per tabacchi, dovuta anche alla riduzione della percentuale di famiglie che li acquista. I valori mediani confermano, accentuandolo, l’andamento osservato in termini di media, per tutte le ripartizioni geografiche. Nel 2009, la spesa mensile per generi alimentari e bevande rappresenta, in media, il 18,9% della spesa totale (il 16,4% tra le famiglie del Nord, il 24,4% nel Mezzogiorno). La spesa per l’acquisto di carne si conferma la più alta tra le spese alimentari (105 euro al mese) e continua a rappresentare il 4,3% della spesa totale, con differenze territoriali sempre più evidenti: nel Mezzogiorno raggiunge il 5,6%, nel Centro il 4,4% e nel Nord il 3,6%. Il 10,4% delle famiglie acquista generi alimentari presso gli hard-discount, percentuale in crescita tra le regioni del Centro (dal 9,8% al 10,5%). Il supermercato si conferma il luogo di acquisto prevalente (68,4%), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%); nel Mezzogiorno, invece, ben il 76,9% delle famiglie continua ad acquistare presso il negozio tradizionale, con percentuali decisamente superiori alla media per tutti i beni (pane, pasta, carne, pesce, frutta e ortaggi). Le differenze territoriali si riducono nel caso dell’abbigliamento: il 70,7% delle famiglie residenti nel Mezzogiorno acquista questo tipo di beni presso il negozio tradizionale, contro il 62,9% delle famiglie settentrionali; in tutte le ripartizioni aumenta, tra il 2008 e il 2009, la percentuale di famiglie che acquista capi di abbigliamento presso supermercati. Ben il 62,5% delle famiglie dichiara, inoltre, di aver modificato il proprio comportamento di acquisto rispetto all’anno precedente: ha diminuito la quantità il 38,2%, la qualità il 9,8% e il 14,5% ha diminuito entrambe. Tale evidenza si associa a una generale diminuzione della quota di spesa destinata all’abbigliamento che, dal 6,3% del 2007, scende al 6,0% nel 2008 e al 5,8% nel 2009.

Tra il 2008 e il 2009 diminuisce anche la quota di spese per trasporti (14,7% nel 2007, 14,3% nel 2008, 13,8% nel 2009); in particolare, si riduce la spesa per la benzina e per gli altri carburanti (l’indice dei prezzi al consumo indica una variazione rispettivamente del -10,7% e del -19,1%). Nel caso della benzina la diminuzione è anche dovuta al minor numero di famiglie che acquista questo tipo di carburante per l’alimentazione dei propri mezzi di trasporto (dal 62,4% al 59,9%). Scende, dal 3,8% del 2008 al 3,6% del 2009, la quota della spesa per sanità (in particolare medicinali, dentista e visite mediche), risultato dovuto alla riduzione sia del numero di famiglie che effettua la spesa, sia della spesa da loro mediamente sostenuta. Diminuisce, oltre a quella per tabacchi (dallo 0,9% allo 0,8%), anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,3% al 4,2%): in particolare, diminuisce la spesa per l’acquisto di nuove tecnologie, CD, DVD, giornali ed aumenta quella per l’acquisto di televisori (indotta dal passaggio al digitale terrestre), per attività sportive e per totocalcio, lotto e altri giochi con vincita. All’abitazione viene ormai destinato oltre 1/3 della spesa totale (il 33,5% del 2009 contro il 32,1% del 2008), quota che sale al 36,7% tra le famiglie del Centro. In aumento risulta anche la quota relativa alle spese per altri beni e servizi (dal 10,9% all’11,0%); in particolare, aumenta la spesa per onorari di professionisti e per pasti fuori casa. La quota di famiglie che occupano un’abitazione in affitto si attesta al 17,1%, come nel 2008 (era il 17,7% nel 2006 e il 17,2% nel 2007); tuttavia tale stabilità è l’effetto di andamenti contrapposti a livello territoriale: nel Nord la quota continua a scendere (dal 18,0% al 16,9%), mentre aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 16,0% e dal 17,6% al 18,2% rispettivamente). La spesa media effettiva per il canone locativo, nel 2009, è pari a 372 euro e varia tra i 447 euro delle regioni del Centro e i 295 euro del Mezzogiorno, dove, tuttavia, si osserva l’incremento maggiore rispetto all’anno precedente. Tra le famiglie che vivono in abitazione di proprietà (il 74% del totale), il 15,9% paga un mutuo (era il 16,3% nel 2008). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi (configurandosi piuttosto come un investimento) rappresenta un’uscita consistente che, per circa 2 milioni 902 mila famiglie, è pari, in media, a 510 euro al mese (erano 465 nel 2008). Il Nord, a seguito dell’incremento più elevato, mostra il valore assoluto più alto della spesa, con valori medi mensili pari a 530 euro.

La diversa dimensione familiare determina un diverso livello di spesa e una differente allocazione del budget disponibile, anche per effetto delle economie di scala: in particolare, il livello di spesa media (e mediana) aumenta in misura meno che proporzionale rispetto al numero di componenti. Nel 2009, ad esempio, la spesa media mensile per una famiglia composta da un solo individuo è circa il 70% di quella delle famiglie di due componenti ed analogo fenomeno si rileva per la spesa mediana. Tra le famiglie di cinque o più componenti, un quinto (il 21,8%) della spesa totale, pari a 3.242 euro, è destinata ai generi alimentari (contro il 17,9% delle famiglie di un solo componente); elevata appare anche la quota per l’istruzione (che raggiunge il 2,2%), dovuta alla presenza di bambini/ragazzi in età scolare. Più bassa, invece, è la quota per l’abitazione: il 21,6% contro il 34,9% osservato tra le famiglie di un solo componente. I livelli di spesa media mensile tra le famiglie con a capo una donna sono più bassi (2.055 euro) rispetto a quelli delle famiglie con persona di riferimento uomo (2.621 euro), essendo le prime tipicamente meno ampie e, in prevalenza, composte da anziane e madri sole (i corrispondenti valori mediani sono pari a 1.616 e 2.186 euro rispettivamente). Le famiglie di anziani, infatti, hanno livelli di spesa decisamente più bassi di quelli delle famiglie con a capo una persona più giovane (i single e le coppie con a capo un ultrasessantaquattrenne spendono circa i tre quarti dei single e delle coppie di giovani/adulti), così come i monogenitori si attestano su livelli di spesa più simili a quelli delle coppie di adulti senza figli che a quelli delle coppie con figli. Oltre mille euro separano la spesa media delle famiglie di operai (2.406 euro) da quella delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti (3.493), mentre scende al di sotto dei 2.000 euro la spesa delle famiglie con a capo un disoccupato, una casalinga o una persona in altra condizione non professionale (esclusi i ritirati dal lavoro le cui famiglie spendono in media 2.104 euro). Le stesse evidenze si osservano, su livelli più bassi, anche in termini di spesa mediana.

In generale, le famiglie con i livelli di spesa più bassi (famiglie di anziani, famiglie con a capo una persona esclusa dal mercato del lavoro, sia essa ritirata o in altra condizione non professionale) destinano una quota più elevata della loro spesa totale a beni di prima necessità, come abitazione e alimentari (la quota varia tra il 55% e il 68%). Nel caso degli anziani, tra le spese incomprimibili devono essere incluse anche quelle sanitarie, che rappresentano un ulteriore 4,5% nel caso di persone sole e 5,3% nel caso di coppie. Per altre tipologie di famiglie (coppie di giovani e adulti, famiglie di imprenditori e liberi professionisti, famiglie di dirigenti e impiegati e di lavoratori in proprio) appaiono superiori alla media le quote destinate alle altre spese (pasti e consumazioni fuori casa, viaggi e vacanze, spesa per onorari professionisti, assicurazione vita e rendite vitalizie), ai trasporti e alle comunicazioni, all’abbigliamento e alle calzature, che, insieme, rappresentano circa il 40% della spesa totale. Un’elevata quota di spesa per trasporti e comunicazioni e per abbigliamento e calzature è associata anche alla presenza di figli (tali spese rappresentano circa ¼ della spesa totale), che determinano quote più elevate di spesa anche per l’istruzione e il tempo libero (sempre superiori al 5,5%).

Nel 2009, la Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.918 euro), seguita da Veneto (2.857) ed Emilia Romagna (2.799). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.721) di oltre mille euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata. In tutte le regioni del Mezzogiorno, alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania tale quota di spesa rappresenta più di un quarto), mentre nelle regioni del Nord, tale quota è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria (19,6%) dove elevata è la presenza di popolazione anziana. Le regioni del Centro, in particolare il Lazio (32,5%) e la Toscana (32,0%), presentano le più elevate quote di spesa totale destinate all’abitazione; tra le regioni del Nord, quote di spesa superiori al 30% si osservano solo in Liguria (32,2%) e in Friuli Venezia Giulia (30,6%). La diversa propensione alla spesa per istruzione e per sanità è legata alla diversa compartecipazione delle istituzioni locali alla spesa sostenuta dalle famiglie, ma anche alla maggiore presenza, nel primo caso, di bambini e ragazzi in età scolare e, nel secondo, di anziani. Per quanto riguarda l’istruzione, le quote di spesa totale variano da un massimo di 1,7% per la Basilicata a un minimo di 0,5% per l’Umbria. Per beni e servizi sanitari, invece, si passa da un massimo del 4,8% per il Trentino Alto Adige (nella provincia autonoma di Trento è 5,6%) a un minimo del 3,0% in Campania.
 
(Raffaella Malito) 5 lug 2010 10:31