Cesa: Allacciare le cinture, si prepara rischio abbuffata elettorale Lega
[11 agosto 2010]

Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, rivolge un messaggio ai militanti del partito.

“Allacciatevi le cinture di sicurezza perché Bossi ha dato la linea al Pdl. Si prepara alla grande abbuffata elettorale che avverrà, come è ovvio, a spese dei suoi alleati. Le elezioni non saranno certo la soluzione dei nostri problemi e rischieranno di aggravare tutti i mali italiani. Ma tant’è: dobbiamo prendere atto che dopo due anni è svanita la promessa del miracolo italiano, purtroppo tutte le nostre previsioni si sono avverate ed è la Lega che si prepara a comandare ancora di più nella politica italiana. Quando arriveranno a palazzo Chigi?”
Da: http://www.liberal.it

Cari Amici,

da qualche giorno, si è tornato a parlare con grande insistenza del Partito della Nazione. Ma come vogliamo che sia questo partito? Che partito vogliono gli italiani?

Sembreranno domande banali, scontate. Ma non voglio dare nulla per scontato e, per far sì che nasca un partito che sia il più vicino possibile ai cittadini, vi invito a complilare un questionario, predisposto da Lorien Consulting. Non è certo con i questionari che si risolvono i problemi, lo so. Ma questo potrebbe essere il primo passo per la costruzione di un partito nuovo, che si basi sulla partecipazione e la condivisione di idee. Di tutti.

Cliccando sul banner qui sotto, vi troverete nella pagina dedicata all’indagine che è stata preparata, sull’opinione politica in generale e sui sentimenti verso il Partito della Nazione che si appresta a nascere.

Buon questionario! 🙂

Parte il cammino del Partito della Nazione: “Modo nuovo di fare politica”

“Ricuciamo gli strappi del tricolore”, questo potrebbe essere lo slogan della nuova formazione politica presentata ai piacentini. Presente anche l’ex presidente del Consiglio provinciale Gualazzini

di Irene Palladini – 17/07/2010

partito_della_nazione_1“Ricuciamo gli strappi del tricolore”, questo potrebbe essere lo slogan della nuova formazione politica presentata sabato 17 luglio ai piacentini. Numerosi sono stati gli interventi da parte dei vari membri del comitato, ma da tutti giunge l’invito, rivolto ai cittadini interessati al benessere del nostro Paese ma disillusi dall’attuale situazione, a ritrovare fiducia e ad unirsi al nuovo partito, indipendentemente dallo schieramento di provenienza.

UN PARTITO COMPLETAMENTE NUOVO – «Vogliamo costruire un partito nuovo che guardi al futuro e rappresenti veramente una valida alternativa al consueto modo di fare politica – esordisce il coordinatore regionale del Partito della Nazione, Davide Torrini -. La crisi dell’attuale governo e la parabola discendente di Berlusconi sono ormai sotto gli occhi di tutti. Ma attenzione: gli italiani hanno bisogno di un Partito che non rappresenti un retaggio del passato, perciò non vogliamo essere identificati nè come un partito post-democristiano nè come un partito proveniente dal centro destra, e quindi destinato a confluirvi nuovamente. Piuttosto, abbiamo l’ambizione di costruire un soggetto politico completamente rinnovato fin dalle fondamenta, per offrire al Paese un’opportunità preziosa per ritrovare fiducia nella classe politica».

RIDIAMO FIDUCIA AI GIOVANIFrancesca Ranza, che benchè giovanissima ricopre già la carica di responsabile provinciale Pari Opportunità, prosegue lamentando che i giovani sono disinteressati alla politica e che il Partito della Nazione si propone proprio di raccoglierli intorno a sé e di dare loro nuova fiducia, offrendo una concreta opportunità di costruire il bene del nostro Paese.

TRASPARENZA E RISPETTOLuigi Francesconi, consigliere provinciale, afferma: «Siamo qui con umiltà, rispettando tutti, ma ripudiando le manovre da basso impero della politica, perchè gli italiani avvertono ormai indiscutibilmente l’esigenza di una realtà politica rispettosa e veramente democratica, che persegua con assoluta trasparenza l’interesse della nazione. Il Partito della Nazione è il partito di tutti noi».

INSIEME PER UNA GRANDE SFIDA – «Partecipo insieme con voi ad una grande sfida: creare tutti insieme una squadra che vuole solo il bene di tutto il Paese, perchè fino ad ora si sono fatti i governi, ma non le riforme. Il bipolarismo attuale non risolve i problemi veri, tanto è vero che la precaria situazione economica dell’Italia rischia addirittura di farci seguire le sorti della Grecia», sostiene l’architetto Gabriele Gualazzini, già presidente del Consiglio provinciale. «Auguriamoci che nel nuovo partito affluiscano forze politiche provenienti da ogni altro schieramento, ma sinceramente desiderose di costruire un nuovo modo di fare politica», conclude.

Da: www.ilpiacenza.it

Il Partito Democratico di Piacenza perde i pezzi: fuori anche Gualazzini

07/07/2010 17:53:22 – Piacenza:

L’emorragia del Pd non si ferma. Dopo Giampaolo Crespoli i democratici piacentini, freschi di congresso, sono costretti a fare i conti con una nuova fuoriuscita. E’ quella dell’ex presidente del Consiglio provinciale Gabriele Gualazzini, il quale ha deciso di non rinnovare la tessera. La notizia del “divorzio” non è certo una sorpresa negli ambienti politici visto che Gualazzini già da mesi si era collocato su posizioni piuttosto critiche nei confronti del partito sia a livello nazionale e sia a livello locale. La spiegazione della sua fuga sta nelle sue parole: «Questa decisione sofferta – motiva Gualazzini – nasce da un ragionamento: il progetto originario del Partito democratico è stato stravolto. Pensavo ad un soggetto politicoa vocazione maggioritaria, che fondesse diverse culture. Ed invece il Pd si è nuovamente trasformato in in un partito di sinistra che vuole barcamensarsi con alleanze non adatte».
Gualazzini precisa che le sue sono riflessioni che prendono spunto da valutazioni riferite a quanto si sta svolgendo a livello nazionale, «ma i cui riflessi si fanno sentire anche a livello locale». L’ex presidente parla di «crisi d’identità». «In un periodo in cui il Governo sta perdendo di credibilità, il Pd invece di crescere sta regredendo rimanendo un partito circoscritto agli amici degli amici».
L’interessato incalza parlando di «schizofrenia e di una Babele di linguaggi». La decisione è stata comunicata di recente al neosegretario Vittorio Silva, con il quale però non c’è ancora stato un confronto diretto. Ed è quest’ultima una considerazione che Gualazzini fa con un velo di amarezza. Quanto al futuro Gualazzini smentisce un suo imminente ingresso nell’Udc, come qualcuno aveva
ventilato: «Non ho alcuna intenzione di iscrivermi all’Udc. In verità
– prosegue Gualazzini – sono attento al discorso di Casini sul Partito della Nazione. Quasi venti anni di bipolarismo sono mestamente falliti. Le riforme strutturali di cui ha bisogno il Paese, tante volte annunciate, non sono state fatte. Oggi ci vogliono persone di buona volontà che stendano un programma. C’è bisogno di un Governo di unità nazionale».

Da:  www.piacenza24.eu

Pendolari su piede di guerra

Pendolari in agitazione dopo l’annuncio del taglio di 200 milioni di euro per il trasporto pubblico locale; mentre domani è stato indetto uno sciopero per il settore in merito al rinnovo del contratto.

Comitato regionale degli utenti ferroviari sul piede di guerra dopo il taglio previsto dal Governo al Trasporto Pubblico Locale che per l’Emilia Romagna ammonterebbe a meno 200milioni di euro. Secondo i pendolari “verrebbero a mancare le risorse per mantenere gli attuali livelli del servizio” che, tra i ritardi cronici e il mancato acquisto di mille treni pendolari bocciato in Parlamento, presentava già grosse carenze. “La minaccia è quella di un’ulteriore regressione delle prestazioni” afferma il Crufer che rivendica il diritto alla mobilità per i cittadini e chiede alla Regione Emilia Romagna un forte intervento. Il consigliere regionale del Pd Thomas Casadei si schiera a favore dei viaggiatori definendo “iniquo ed intollerabile” l’aumento dei pedaggi autostradali. Casadei aggiunge che i tagli ai trasporti locali si tradurranno nell’eliminazione di un terzo dei treni. Intanto è stato indetto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, Faisa e Ugl, uno sciopero nazionale di 24 ore per il settore trasporti, in merito alla vertenza per il rinnovo del contratto nazionale. Treni a singhiozzo, quindi, dalle 21 di domani sera, giovedì 8 luglio, fino alle 21 di venerdì 9, garantiti i servizi essenziali, mentre gli autobus saranno fermi dalla mezzanotte e fino alle 6 di venerdì mattina, poi di nuovo dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 20 a fine servizio. Per informazioni sulla circolazione ferroviaria chiamare il numero 89 20 21, per il servizio locale 800 111 101.

di Cristina Provenzano

Da: www.viaemilianet.it

Discutere, infervorarsi sui problemi di politica interna, è cosa buona e giusta.

Tuttavia, in un mondo globalizzato nel libero mercato e nel costume sociale (vedi avvento di internet), trascurare la prateria che si apre oltre la siepe del nostro orticello chiamato Italia, è un grave errore di cui le generazioni future pagheranno il prezzo più alto. Nel sentir comune dei politici italiani, “Europa”, evoca “buen ritiro da non frequentare troppo” (vedi scarsa presenza dei nostri parlamentari al Parlamento europeo).

Il sogno di un Europa unita, è come quei bei sogni interrotti da qualcuno che ci sveglia: un sogno inespresso, incompleto. Visto il percorso storico disomogeneo dei paesi membri, l’Europa che conosciamo oggi, appare come un treno con locomotive degne di un convoglio ad alta velocità (vedi Germania e Francia), a cui sono attaccati vagoni non proprio all’avanguardia sociale ed economica (vedi paesi dell’ex blocco Sovietico).

Questa disomogeneità, si sconta nella reciproca diffidenza che nella famoso e maldigerita pillola del patto di stabilità, trova la sua massima espressione. L’affascinante idea di una moneta unica, concretizzatasi con l’introduzione dell’euro, fa a pugni con la realtà di una politica economica non unitaria. Se ogni paese, sostanzialmente decide per se, in un sistema di moneta unica, il cortocircuito è inevitabile: è inaccettabile che ogni paese ha una politica pensionistica di produzione propria, pagata però con la moneta unica.

Oltre il modello “evasione fiscale da Olimpo”, il modello pensionistico della Grecia, in barba alla “pillola” del patto di stabilità, fa giurisprudenza. Chi vuol capire capisca. L’ha capito bene la Cancelliera Tedesca Angela Merkel: non si può continuare con una moneta unica uguale per tutti, occorrono due monete, pena azzoppamento delle “locomotive” a causa della scelleratezza dei “vagoni”, di questo convoglio chiamato Unione Europea.

No, io non sono un Euroscettico, è questa Europa che non mi convince. Un continente “unito”, non può permettersi di generare antagonismi tra i suoi cittadini (vedi lavoratori Polacchi vs lavoratori di Pomigliano. Il nomadismo e il rientro dei processi delocalizzativi, all’interno di un continento che si autoproclama “unito”, è inaccetabile, perchè crea più danni di una delocalizzazione intercontinentale.

Un continente “unito” non può farsi i dispettucci sulle lingue da adottare in materia di brevetti. Per un continente che si autodefinisce “unito”, in fatto di politica estera, è inaccettabile il “pluricanto”: Se Barack Obama, Medvedev o Hu Jintao, alzano la cornetta, non possono e non dovrebbero sentir cantare più voci.

Per un treno che si autodefinisce unito, è inaccetabile che l’ultimo vagone geografico, debba fronteggiare da solo, il dramma Geopolitico dei flussi migratori.  A tal riguardo auspico che i big della politica nostrani, trovino il tempo e il coraggio di battere i pugni ed alzare la voce.  Un auspicio illusorio, perchè lo so, in Italia non vedo Statisti.  Vedo invece tanti “nani politici” che vista la loro bassissima statura non sono in grado di interagire con chi sta oltre la siepe. Uniti si, ma poi ognuno nelle finanziarie lacrime e sangue… spende e spande in armamenti inutili, no, questo è inaccettabile.

Concludo: Dobbiamo decidere cosa vogliamo, perchè nonostante ci sia una bella bandiera blu con le stelline e un bellissimo Inno alla Gloria, “il grigio, l’ibrido” genera mostri. Mentre in Italia discutiamo.. sulla porcilaia che sorge dentro il nostro orticello (vedi legge bavaglio, vedi finanziaria, vedi Fini, Vedi Berlusconi, vedi opposizione, vedi macari staminkia), li a due passi, appena oltre la siepe, all’orizzonte del futuro, c’è un mostro: lo vogliamo disinnescare?

A.A.A Cercasi Statisti che latitano in tutti gli stati UE.

Astenersi nani politici provinciali ed individualistici che abbondano in tutti gli Stati UE.

La storia ci condannerà.

J. Sardo

ECO – Istat: spesa media mensile famiglie in 2009 -1,7%, Sicilia ultima
 
Istat: spesa media mensile famiglie in 2009 -1,7%, Sicilia ultima

Roma, 5 lug (Il Velino) – La spesa media mensile per famiglia nel 2009 è pari, in valori correnti, a 2.442 euro, con una variazione rispetto all’anno precedente del -1,7%. Considerando poi che tale variazione incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2009, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è pari, in media, allo 0,8%, con differenze non trascurabili tra i diversi capitoli di spesa), sia la diminuzione del valore del fitto figurativo (-1,1%), la riduzione della spesa media mensile per consumi in termini reali appare alquanto significativa. E’ quanto comunica l’Istat nella sua rilevazione dei consumi delle famiglie nel 2009. Il valore mediano della spesa mensile per famiglia, cioè quello al di sotto del quale si colloca la spesa della metà delle famiglie residenti, è pari a 2.020 euro (-2,9% rispetto al 2008 in termini nominali), accentuando la flessione osservata in termini di valore medio. La contrazione della spesa per consumi appare particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. Diminuisce del 3% rispetto al 2008 la spesa media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese); la diminuzione segue l’incremento osservato nel 2008, essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che aveva caratterizzato questi beni. La percentuale di famiglie che dichiara di aver diminuito nel 2009 la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all’anno precedente è pari al 35,6%: tra queste, il 63% dichiara di aver diminuito solo la quantità, mentre il 15% di aver diminuito, oltre alla quantità, anche la qualità.


Rispetto al 2008, diminuisce la spesa media mensile per pane e cereali, per oli e grassi, per patate frutta e ortaggi, per zucchero, caffè e altro; in diminuzione risulta anche la spesa per bevande. La contrazione osservata a livello nazionale è essenzialmente dovuta alla diminuzione registrata nel Mezzogiorno, dove dai 482 euro del 2008 si scende ai 463 del 2009. In particolare, in questa ripartizione, diminuisce la spesa per bevande, pane e cereali, zucchero, caffè e altro, patate, frutta e ortaggi, anche a seguito della diminuzione della percentuale di famiglie che effettua l’acquisto. La diminuzione della spesa per oli e grassi, beni questi che mostrano una riduzione dei prezzi, è invece dovuta a quella osservata tra le famiglie residenti nel Nord. La spesa non alimentare risulta stabile a livello nazionale e pari a 1.981 euro mensili. Diminuisce la spesa per servizi sanitari, tabacchi, comunicazioni, mentre risulta in aumento la spesa per combustibili ed energia, che si associa a un periodo invernale particolarmente lungo e rigido. È il Nord che determina la diminuzione della spesa per servizi sanitari, mentre quella per le comunicazioni si osserva sia nel Nord sia nel Mezzogiorno, anche a seguito della diminuzione dei prezzi relativi ad apparecchiature e materiale telefonico. Continua, infine, la diminuzione della spesa per tabacchi, dovuta anche alla riduzione della percentuale di famiglie che li acquista. I valori mediani confermano, accentuandolo, l’andamento osservato in termini di media, per tutte le ripartizioni geografiche. Nel 2009, la spesa mensile per generi alimentari e bevande rappresenta, in media, il 18,9% della spesa totale (il 16,4% tra le famiglie del Nord, il 24,4% nel Mezzogiorno). La spesa per l’acquisto di carne si conferma la più alta tra le spese alimentari (105 euro al mese) e continua a rappresentare il 4,3% della spesa totale, con differenze territoriali sempre più evidenti: nel Mezzogiorno raggiunge il 5,6%, nel Centro il 4,4% e nel Nord il 3,6%. Il 10,4% delle famiglie acquista generi alimentari presso gli hard-discount, percentuale in crescita tra le regioni del Centro (dal 9,8% al 10,5%). Il supermercato si conferma il luogo di acquisto prevalente (68,4%), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%); nel Mezzogiorno, invece, ben il 76,9% delle famiglie continua ad acquistare presso il negozio tradizionale, con percentuali decisamente superiori alla media per tutti i beni (pane, pasta, carne, pesce, frutta e ortaggi). Le differenze territoriali si riducono nel caso dell’abbigliamento: il 70,7% delle famiglie residenti nel Mezzogiorno acquista questo tipo di beni presso il negozio tradizionale, contro il 62,9% delle famiglie settentrionali; in tutte le ripartizioni aumenta, tra il 2008 e il 2009, la percentuale di famiglie che acquista capi di abbigliamento presso supermercati. Ben il 62,5% delle famiglie dichiara, inoltre, di aver modificato il proprio comportamento di acquisto rispetto all’anno precedente: ha diminuito la quantità il 38,2%, la qualità il 9,8% e il 14,5% ha diminuito entrambe. Tale evidenza si associa a una generale diminuzione della quota di spesa destinata all’abbigliamento che, dal 6,3% del 2007, scende al 6,0% nel 2008 e al 5,8% nel 2009.

Tra il 2008 e il 2009 diminuisce anche la quota di spese per trasporti (14,7% nel 2007, 14,3% nel 2008, 13,8% nel 2009); in particolare, si riduce la spesa per la benzina e per gli altri carburanti (l’indice dei prezzi al consumo indica una variazione rispettivamente del -10,7% e del -19,1%). Nel caso della benzina la diminuzione è anche dovuta al minor numero di famiglie che acquista questo tipo di carburante per l’alimentazione dei propri mezzi di trasporto (dal 62,4% al 59,9%). Scende, dal 3,8% del 2008 al 3,6% del 2009, la quota della spesa per sanità (in particolare medicinali, dentista e visite mediche), risultato dovuto alla riduzione sia del numero di famiglie che effettua la spesa, sia della spesa da loro mediamente sostenuta. Diminuisce, oltre a quella per tabacchi (dallo 0,9% allo 0,8%), anche la quota di spesa destinata al tempo libero e alla cultura (dal 4,3% al 4,2%): in particolare, diminuisce la spesa per l’acquisto di nuove tecnologie, CD, DVD, giornali ed aumenta quella per l’acquisto di televisori (indotta dal passaggio al digitale terrestre), per attività sportive e per totocalcio, lotto e altri giochi con vincita. All’abitazione viene ormai destinato oltre 1/3 della spesa totale (il 33,5% del 2009 contro il 32,1% del 2008), quota che sale al 36,7% tra le famiglie del Centro. In aumento risulta anche la quota relativa alle spese per altri beni e servizi (dal 10,9% all’11,0%); in particolare, aumenta la spesa per onorari di professionisti e per pasti fuori casa. La quota di famiglie che occupano un’abitazione in affitto si attesta al 17,1%, come nel 2008 (era il 17,7% nel 2006 e il 17,2% nel 2007); tuttavia tale stabilità è l’effetto di andamenti contrapposti a livello territoriale: nel Nord la quota continua a scendere (dal 18,0% al 16,9%), mentre aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 16,0% e dal 17,6% al 18,2% rispettivamente). La spesa media effettiva per il canone locativo, nel 2009, è pari a 372 euro e varia tra i 447 euro delle regioni del Centro e i 295 euro del Mezzogiorno, dove, tuttavia, si osserva l’incremento maggiore rispetto all’anno precedente. Tra le famiglie che vivono in abitazione di proprietà (il 74% del totale), il 15,9% paga un mutuo (era il 16,3% nel 2008). Questa voce di bilancio, pur non essendo una spesa per consumi (configurandosi piuttosto come un investimento) rappresenta un’uscita consistente che, per circa 2 milioni 902 mila famiglie, è pari, in media, a 510 euro al mese (erano 465 nel 2008). Il Nord, a seguito dell’incremento più elevato, mostra il valore assoluto più alto della spesa, con valori medi mensili pari a 530 euro.

La diversa dimensione familiare determina un diverso livello di spesa e una differente allocazione del budget disponibile, anche per effetto delle economie di scala: in particolare, il livello di spesa media (e mediana) aumenta in misura meno che proporzionale rispetto al numero di componenti. Nel 2009, ad esempio, la spesa media mensile per una famiglia composta da un solo individuo è circa il 70% di quella delle famiglie di due componenti ed analogo fenomeno si rileva per la spesa mediana. Tra le famiglie di cinque o più componenti, un quinto (il 21,8%) della spesa totale, pari a 3.242 euro, è destinata ai generi alimentari (contro il 17,9% delle famiglie di un solo componente); elevata appare anche la quota per l’istruzione (che raggiunge il 2,2%), dovuta alla presenza di bambini/ragazzi in età scolare. Più bassa, invece, è la quota per l’abitazione: il 21,6% contro il 34,9% osservato tra le famiglie di un solo componente. I livelli di spesa media mensile tra le famiglie con a capo una donna sono più bassi (2.055 euro) rispetto a quelli delle famiglie con persona di riferimento uomo (2.621 euro), essendo le prime tipicamente meno ampie e, in prevalenza, composte da anziane e madri sole (i corrispondenti valori mediani sono pari a 1.616 e 2.186 euro rispettivamente). Le famiglie di anziani, infatti, hanno livelli di spesa decisamente più bassi di quelli delle famiglie con a capo una persona più giovane (i single e le coppie con a capo un ultrasessantaquattrenne spendono circa i tre quarti dei single e delle coppie di giovani/adulti), così come i monogenitori si attestano su livelli di spesa più simili a quelli delle coppie di adulti senza figli che a quelli delle coppie con figli. Oltre mille euro separano la spesa media delle famiglie di operai (2.406 euro) da quella delle famiglie di imprenditori e liberi professionisti (3.493), mentre scende al di sotto dei 2.000 euro la spesa delle famiglie con a capo un disoccupato, una casalinga o una persona in altra condizione non professionale (esclusi i ritirati dal lavoro le cui famiglie spendono in media 2.104 euro). Le stesse evidenze si osservano, su livelli più bassi, anche in termini di spesa mediana.

In generale, le famiglie con i livelli di spesa più bassi (famiglie di anziani, famiglie con a capo una persona esclusa dal mercato del lavoro, sia essa ritirata o in altra condizione non professionale) destinano una quota più elevata della loro spesa totale a beni di prima necessità, come abitazione e alimentari (la quota varia tra il 55% e il 68%). Nel caso degli anziani, tra le spese incomprimibili devono essere incluse anche quelle sanitarie, che rappresentano un ulteriore 4,5% nel caso di persone sole e 5,3% nel caso di coppie. Per altre tipologie di famiglie (coppie di giovani e adulti, famiglie di imprenditori e liberi professionisti, famiglie di dirigenti e impiegati e di lavoratori in proprio) appaiono superiori alla media le quote destinate alle altre spese (pasti e consumazioni fuori casa, viaggi e vacanze, spesa per onorari professionisti, assicurazione vita e rendite vitalizie), ai trasporti e alle comunicazioni, all’abbigliamento e alle calzature, che, insieme, rappresentano circa il 40% della spesa totale. Un’elevata quota di spesa per trasporti e comunicazioni e per abbigliamento e calzature è associata anche alla presenza di figli (tali spese rappresentano circa ¼ della spesa totale), che determinano quote più elevate di spesa anche per l’istruzione e il tempo libero (sempre superiori al 5,5%).

Nel 2009, la Lombardia è la regione con la spesa media mensile più elevata (2.918 euro), seguita da Veneto (2.857) ed Emilia Romagna (2.799). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia con una spesa media mensile (1.721) di oltre mille euro inferiore a quella delle regioni con la spesa più elevata. In tutte le regioni del Mezzogiorno, alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania tale quota di spesa rappresenta più di un quarto), mentre nelle regioni del Nord, tale quota è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria (19,6%) dove elevata è la presenza di popolazione anziana. Le regioni del Centro, in particolare il Lazio (32,5%) e la Toscana (32,0%), presentano le più elevate quote di spesa totale destinate all’abitazione; tra le regioni del Nord, quote di spesa superiori al 30% si osservano solo in Liguria (32,2%) e in Friuli Venezia Giulia (30,6%). La diversa propensione alla spesa per istruzione e per sanità è legata alla diversa compartecipazione delle istituzioni locali alla spesa sostenuta dalle famiglie, ma anche alla maggiore presenza, nel primo caso, di bambini e ragazzi in età scolare e, nel secondo, di anziani. Per quanto riguarda l’istruzione, le quote di spesa totale variano da un massimo di 1,7% per la Basilicata a un minimo di 0,5% per l’Umbria. Per beni e servizi sanitari, invece, si passa da un massimo del 4,8% per il Trentino Alto Adige (nella provincia autonoma di Trento è 5,6%) a un minimo del 3,0% in Campania.
 
(Raffaella Malito) 5 lug 2010 10:31